Scambio di Coppia
Capri, l'isola "dell'Ammore"
CoppiaFelix2024
28.06.2026 |
670 |
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"Marina si mise a gambe larghe su Ernesto, voltandogli le spalle, si chinò su Felicia e la baciò sulla bocca..."
Quando Ernesto e Felicia arrivarono al lido "Ciro a Mare", Capri sembrava sospesa in una delle sue giornate perfette. Il sole disegnava riflessi d'argento sul mare e i Faraglioni emergevano dall'acqua con quella l'eleganza che nessuna fotografia riesce davvero a raccontare.Lo stabilimento era affollato e gli ultimi spazi disponibili erano ormai ridotti a pochi scogli levigati dalle maree. Fu proprio lì che una coppia li salutò con un sorriso.
«Se non vi dispiace, qui ci stiamo comodi in quattro.»
Lui si presentò come Aldo, imprenditore napoletano con una naturale capacità di mettere chiunque a proprio agio. Lei era Marina, poco più giovane, dai capelli castani raccolti con semplicità e da uno sguardo vivace che sembrava cogliere ogni dettaglio. Bastarono pochi minuti perché l'imbarazzo iniziale lasciasse spazio a una conversazione sorprendentemente spontanea.
Si parlò della Capri di un tempo e di quella di oggi, dei personaggi famosi incontrati tra la Piazzetta e via Camerelle, degli yacht ancorati davanti ai Faraglioni, dei prezzi ormai proibitivi dell'isola e di quanto, nonostante tutto, conservasse un fascino irripetibile.
Tra una nuotata e un caffè servito direttamente sul lettino, i discorsi si fecero via via più personali. Marina osservò una coppia che passeggiava mano nella mano lungo la passerella di legno. «Mi sono sempre chiesta» disse sorridendo «perché molte persone credano che la fedeltà si misuri soltanto evitando qualsiasi esperienza condivisa con altri.» Felicia la guardò incuriosita. «Forse perché per tanti anni è stato l'unico modello possibile.» Aldo annuì. «Oggi molte coppie stanno scoprendo che la complicità può assumere forme diverse. Il problema è che troppo spesso si confonde la trasgressione con la perversione.» Ernesto intervenne con calma. «Per noi non è mai stato così. Se manca il rispetto, se manca la libertà di dire no, se manca la discrezione, allora non è più una scelta di coppia. È semplicemente qualcosa di diverso.» Quelle parole sembrarono trovare immediatamente il consenso degli altri. Parlarono a lungo di fiducia reciproca, di comunicazione, della necessità di non oltrepassare mai i limiti condivisi e dell'importanza di vivere ogni esperienza con naturalezza, senza esibizionismi né provocazioni gratuite. Per tutti e quattro la trasgressione non rappresentava una fuga dalla coppia, ma un modo per rafforzare, purché vissuta con maturità, eleganza e assoluto rispetto reciproco. Il pomeriggio trascorse senza che nessuno si accorgesse del tempo.
Quando il sole iniziò lentamente a scendere verso il mare, Aldo sorrise. «Noi, in realtà, non torniamo in albergo.» «Abbiamo una barca ormeggiata a Marina Grande» aggiunse Marina. «È il nostro rifugio quando veniamo a Capri.» L'invito arrivò con la naturalezza di un gesto già deciso. «Perché non venite a cena con noi?» Pochi minuti dopo percorrevano insieme la strada verso il porto.
La barca era uno yacht di medie dimensioni, raffinato senza ostentazione. Il pozzetto era apparecchiato con gusto e il profumo del mare entrava ovunque, accompagnato dalla brezza della sera. Durante la cena continuarono a raccontarsi. Scoprirono passioni comuni, viaggi vissuti, esperienze professionali, ricordi divertenti e momenti difficili. Ogni argomento sembrava rafforzare quella sensazione di conoscersi da molto più tempo di quanto dicesse il calendario. Fu Marina, mentre osservava le luci di Capri riflettersi sull'acqua, a rompere il silenzio. «Noi resteremo qui ancora qualche giorno.» Guardò Aldo, che ricambiò il sorriso. «Se vi fa piacere, la cabina degli ospiti è libera. Sarebbe bello continuare questa vacanza insieme.» Ernesto e Felicia si guardarono soltanto per un istante. Non servivano parole. Accettarono. I giorni successivi trascorsero navigando tra la Grotta Verde, i Faraglioni, la baia di Marina Piccola e le insenature raggiungibili soltanto dal mare. Tra bagni all'alba, aperitivi sul ponte e lunghe conversazioni sotto un cielo colmo di stelle, il legame tra le due coppie divenne sempre più profondo.
La svolta avvenne a notte fonda. Considerata la condizione di assoluta bonaccia, con il mare liscio e senza una minima onda, Aldo propose di andare sulla costa meridionale dell'isola, a Cala Ventroso, raggiungibile solo via mare e sovrastata dal costone dell'alto Monte Solaro. Un ottimo riparo dai venti provenienti da nord. E poi quella baia, che di giorno pullulava di centinaia di imbarcazioni, di notte restava pressoché vuota. Solo qualche grande yacht restava in rada, alquanto lontano dalla costa.
Lo yacht di Aldo, non avendo un pescaggio molto profondo, poteva dare fondo abbastanza vicino alla costa frastagliata della baia. Arrivarono nei pressi della baia a luna alta nel cielo. Il mare plumbeo diveniva di un verde smeraldo sottocosta. In lontananza, ancora verso sud, i Faraglioni apparivano come due torri di guardia. Aldo diede fondo all'ancora e, assicuratosi della sua buona presa, invitò tutti nel pozzetto a brindare con un limoncello di Amalfi e a godere della vista che quel mare calmo offriva loro. Il costone di montagna in calcare bianco riluceva sotto i raggi della luna. E giungeva fino a loro il profumo della macchia mediterranea. Sulle pareti rocciose a strapiombo e nei pressi della scogliera crescevano il finocchietto selvatico, la ginestra, il mirto, il corbezzolo, il lentisco, l'erica e il ginepro. Piante aromatiche e fioriture, e ancora il rosmarino, l'acanto, il cisto rosa e l' asfodelo. Verso i rilievi più elevati il leccio la faceva da padrone. La brezza marina portava loro il profumo delle essenze che su quel costone avevano eletto la loro crescita indisturbata, se non dai nidi dei gabbiani e dei cormorani. La sintonia di cui avevano parlato sullo scoglio non rimase soltanto un tema di conversazione.
Quel luogo incantato, con quella luna, il leggero sciabordio del mare lungo la murata della barca e il limoncello ghiacciato erano gli ingredienti giusti perché i quattro si rilassassero del tutto. «Facciamo il bagno?» esordì Marina. E mentre lo diceva si tolse il leggero pareo e il costume. Apparve nuda come una dea. Due cosce statuarie sorreggevano i glutei turgidi e lucidi e un seno di donna matura, ma non cadente. Poggiò entrambi i piedi sulla falchetta di poppavia e si lanciò con un tuffo che non sollevò spruzzi d'acqua. Ernesto, guardando Aldo, chiese: «Possiamo?» Aldo annuì e, per tutta risposta, si sfilò anch'egli il costume e si tuffò, raggiungendo con quattro bracciate Marina, che si era avvicinata alla scogliera antistante la piccola insenatura oltre l'antimurale naturale costituito dalla scogliera stessa. Ernesto e Felicia non si tardarono e, anche loro tolti costumi, si tuffarono in acqua in direzione di Aldo e Marina. Il mare era calmissimo. La luna alta nel cielo terso, attraversato dalla Via Lattea, le barche alla fonda che si stagliavano contro il buio dell'orizzonte, i Faraglioni in lontananza sembravano torrioni a guardia di tanta e indescrivibile bellezza. Aldo e Marina galleggiavano abbracciati. Dalla posizione si intuiva che lei aveva avvinto il busto del marito con le proprie gambe, a cavalcioni. Reclinata la testa all'indietro, tenendosi con entrambe le braccia intorno al collo di Aldo. E ondeggiava, complice il mare, leggera sulle gambe di Aldo. Penetrarla non dovette essere complicato. Tutt'altro. E si percepiva chiaramente che stavano facendo sesso. Incuranti di Ernesto e Felicia. I due ospiti furono discreti e proseguirono a nuoto verso la piccola spiaggia fatta di sassi e grossi lastroni di pietra. Si distesero dietro un masso più grande, che li nascondeva alla vista dei loro amici. Ernesto si mise con la schiena sulla roccia lambita dall'acqua. Felicia si accovacciò e, senza parlare, gli prese il cazzo in bocca. A Ernesto venne duro e Felicia ne approfittò per sedersi su di esso e si impalò la vagina da sola. Lo cavalcava senza fretta. Aldo e Marina, tenendosi per mano e camminando sulla punta dei piedi per non farsi sentire, li colsero di sorpresa. Marina si mise a gambe larghe su Ernesto, voltandogli le spalle, si chinò su Felicia e la baciò sulla bocca. Aldo, a sua volta, abbassandosi, si fece largo fra le gambe di Ernesto e, afferrando i fianchi di Felicia, la penetrò da dietro. Marina si sedette sulla faccia di Ernesto, che le poteva così leccare sia la vagina sia l'ano. Andarono così per diverse ore, fin quando un orgasmo quadruplo li investì quasi contemporaneamente. Si dettero pace, sdraiati gli uni con i loro partner. Capri e il suo mare avevano donato il meglio di sé a quelle coppie, che non avevano fatto sesso nell'accezione trasgressiva del termine, ma avevano fatto "all'ammore", come si usa dire in napoletano. Fu un'esperienza vissuta senza gelosie, senza competizioni e senza protagonismi, nella quale ciascuno si sentì accolto e valorizzato dagli altri. Quando, alcuni giorni dopo, Ernesto e Felicia lasciarono Capri, guardarono ancora una volta i Faraglioni allontanarsi lentamente. Non portarono con sé soltanto il ricordo di un'isola meravigliosa, ma la consapevolezza che, talvolta, gli incontri più importanti nascono per caso: condividendo un piccolo scoglio, quattro asciugamani e una conversazione destinata a cambiare il modo in cui quattro persone avrebbero ricordato quell'estate caprese.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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